Multa al semaforo e sistema Velocar: quando i verbali possono essere contestati

Le recenti decisioni dei giudici riaccendono il dibattito sui controlli elettronici agli incroci: tra omologazione, approvazione e cambio di corsia, non tutti i verbali reggono allo stesso modo.

Semaforo
Photo by siobhandolezal – Pixabay

Ricevere una multa non è mai piacevole, ma la situazione diventa ancora più delicata quando il verbale nasce da un sistema automatico e la dinamica dell’infrazione non appare del tutto chiara. È proprio su questo terreno che negli ultimi mesi si è aperto un confronto sempre più acceso, sia in ambito giuridico sia tra gli automobilisti. I dispositivi installati agli incroci, infatti, non si limitano più a rilevare il passaggio con il rosso: in molti casi monitorano anche i movimenti del veicolo tra le corsie, con effetti che possono incidere pesantemente sulla sanzione.

Una recente linea interpretativa dei giudici ha riportato l’attenzione sulla validità di questi accertamenti, evidenziando come la tecnologia, da sola, non basti a rendere inattaccabile un verbale. Se il controllo è automatico, la documentazione deve essere impeccabile. E quando emergono dubbi sulla conformità del dispositivo o sulla lettura della manovra, il ricorso può diventare una strada concreta da valutare.

Come funziona il sistema Velocar e perché finisce spesso al centro delle contestazioni

Il Velocar è considerato una sorta di evoluzione dei vecchi photored. La sua funzione non si limita a fotografare l’attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso, ma punta a sorvegliare l’intera area regolata dal segnale luminoso. Per farlo, il sistema utilizza sensori radar, telecamere ad alta definizione e software in grado di ricostruire la traiettoria del veicolo.

La distinzione non è secondaria. In molti casi, infatti, l’automobilista si trova davanti a una multa basata su immagini o dati che non raccontano l’intera sequenza dei fatti. Se la documentazione è parziale, poco leggibile o non chiarisce con precisione il contesto della manovra, la sanzione può perdere solidità. Un software può interpretare, ma spetta sempre alla prova dimostrare in modo chiaro e completo ciò che è realmente accaduto.

Omologazione e approvazione: la differenza che può cambiare tutto

Uno dei nodi più importanti riguarda la differenza tra omologazione e approvazione, due concetti spesso confusi ma tutt’altro che equivalenti. Nel linguaggio comune possono sembrare simili, ma dal punto di vista giuridico la distanza è netta. Il Codice della Strada richiede che i dispositivi elettronici di rilevamento siano sottoposti a controlli rigorosi prima di poter essere usati per emettere sanzioni. Tuttavia, non sempre gli apparecchi installati dai Comuni risultano omologati secondo i criteri più severi.

Secondo gli orientamenti più recenti della giurisprudenza, anche richiamati da interventi della Corte di Cassazione, approvazione e omologazione non coincidono affatto. L’approvazione rappresenta un passaggio amministrativo, mentre l’omologazione certifica in modo più preciso la corrispondenza del dispositivo ai parametri tecnici previsti dalla legge. In altre parole, non basta che l’apparecchio sia autorizzato: deve anche essere pienamente conforme.

Semaforo
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Cambio di corsia, segnaletica e difesa dell’automobilista

Tra le contestazioni più frequenti ci sono quelle legate al cosiddetto cambio di corsia in prossimità del semaforo. Può accadere, ad esempio, che un conducente si sposti da una corsia all’altra senza oltrepassare il rosso e senza creare alcun rischio per gli altri utenti della strada. Eppure il sistema, leggendo il movimento come anomalo, può registrare una violazione della segnaletica orizzontale o ipotizzare un comportamento elusivo.

In questi casi la difesa si concentra spesso sulla reale natura della manovra. Se il cambio di corsia è stato eseguito con prudenza, prima della linea d’arresto e senza compromettere la sicurezza, la sanzione può risultare sproporzionata rispetto al fatto contestato. Il giudice, nel valutare il ricorso, deve verificare se la prova fornita sia davvero chiara e completa. Un’immagine isolata, o un filmato che non mostri l’intera sequenza, non sempre basta a sostenere la contestazione.