Freedom car: proposta USA sulle auto senza ADAS
L’amministrazione statunitense ha avanzato un’iniziativa legislativa per eliminare l’obbligo dei dispositivi di sicurezza e della connettività a bordo.

Negli Stati Uniti si fa largo una proposta destinata a scuotere il settore automobilistico globale. L’iniziativa mira a consentire la vendita di veicoli sprovvisti di moduli di trasmissione e tecnologie di ausilio. Questa visione alternativa del mercato si scontra apertamente con le normative in vigore, ponendo l’esigenza individuale di disconnettersi al centro della scena, in netta contrapposizione con l’attuale e inarrestabile evoluzione digitale.
Il concetto dietro la Freedom Car
Il cuore di questa rivoluzione normativa risiede in una richiesta formale inviata al Congresso americano dalle alte sfere dei Trasporti. Il documento ufficiale chiede l’inserimento di una misura specifica nella prossima agenda legislativa per bloccare qualsiasi obbligo riguardante l’installazione di tecnologie di guida automatizzata. L’obiettivo dichiarato è impedire alle amministrazioni di imporre la presenza di sensori in grado di trasmettere e ricevere pacchetti di informazioni in modalità wireless. Questi moduli connessi oggi risultano fondamentali per il funzionamento dei moderni sistemi di navigazione, i quali aggiornano i percorsi in tempo reale in base all’intensità del traffico o alla presenza di ostacoli. Rinunciare a queste tecnologie significa concepire una Freedom Car, pensata esclusivamente per chi desidera un’esperienza al volante puramente analogica, scollegata dalla rete e al riparo dai tracciamenti.
Sicurezza attiva e attuali normative
La proposta di liberalizzare il mercato creando il nuovo segmento delle auto senza ADAS interviene su un quadro legislativo recentemente stabilito, che aveva introdotto obblighi molto severi in materia di dotazioni veicolari. Negli ultimi anni, infatti, gli Stati Uniti avevano progressivamente allineato le proprie direttive a quelle del mercato europeo, rendendo obbligatori numerosi sistemi di assistenza alla guida. Tra questi ausili elettronici figurano la frenata automatica d’emergenza, l’avviso acustico di collisione frontale imminente e il mantenimento attivo della traiettoria all’interno della corsia. L’attuale corrente politica sostiene una tesi profondamente controcorrente, affermando che la presenza di complessi controlli informatici non contribuisca a ridurre in maniera drastica il numero di sinistri, favorendo anzi una potenziale distrazione al volante.

Il nodo privacy sui dati
Un elemento fondamentale di questa proposta riguarda la gestione e la tutela delle informazioni personali di chi viaggia ogni giorno. Le vetture di ultima generazione sono ormai paragonabili a sofisticati elaboratori mobili, costantemente in grado di registrare abitudini quotidiane, coordinate GPS, stili di accelerazione e persino il numero esatto di passeggeri a bordo. Il concetto stesso di veicolo offline nasce in netta risposta alle preoccupazioni sociali sempre più crescenti e pressanti, legate indissolubilmente alla raccolta invisibile, costante e massiva di questo enorme e prezioso patrimonio informativo personale.
Non di rado, le enormi quantità di pacchetti estrapolati dai veicoli perennemente connessi finiscono al centro di pratiche commerciali poco trasparenti agli occhi del consumatore. È noto che alcune realtà abbiano sviluppato modelli di business altamente redditizi basati sulla profilazione comportamentale degli utenti, arrivando a cedere interi flussi di archivi alle compagnie di assicurazione. Tale meccanismo tecnologico può influenzare in maniera diretta i costi dei premi assicurativi, penalizzando economicamente gli automobilisti sulla base di algoritmi oscuri e di metriche che sfuggono al loro effettivo controllo.